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PostHeaderIcon Il "bagaglio" delle esperienze sul campo che rischia di contagiare


«Questo libro nasce con l'intenzione di condividere e non con la pretesa di insegnare»: lodevole approccio dell'Autore, che pur avendo tutti i numeri per salire in cattedra e impartire più di una lezione, preferisce mantenere un profilo basso. Basso, sì, ma non dimesso: nel senso che da questo libro si possono effettivamente imparare molte cose su come organizza-re e condurre una DXpedition, e si tratta di suggerimenti, informazioni, avvertimenti e a volte norme precise alle quali attenersi che scaturiscono dal bagaglio di esperienze dirette accumulate da Gabriele negli ultimi vent'anni. A proposito di bagaglio, ho trovato particolarmente sfiziosi i consigli per ridurre al minimo il salasso inflitto dalle compagnie aereee, ovvero le costosissime soprattasse imposte sui chili in più non coperti dalla franchigia. È tutto un calcolo di pesi, naturalmente, che inizia dal proprio fagotto di abiti, accessori e medicinali: «non c'è niente di disonorevole nel partire con lo stretto necessario», purché si sia disposti a «fare il bucato ogni sera e a stendere i panni per ritrovarli asciutti e puliti l'indomani». Su queste basi Gabriele rivendica con un certo orgoglio di essere sempre riuscito a «limitare tutti i miei effetti personali in uno zaino di non più di cinque o sei chili, lasciando così, mediamente, almeno 35 chili a disposizione del team per il computo complessivo».


Il libro, fornito di un adeguato corredo di fotografie, copre i vari aspetti di una DXpedition, con particolare attenzione alle fasi preliminari: come allenare il fisico e affinare le capacità operative in vista del cimento (mai sottovalutare le fatiche cui saremo sottoposti, né sopravvalutare le nostre abilità nello shack); come convincere Lei a lasciarci partire (e, una volta ottenuto il permesso, evitate di commettere «l'imperdonabile errore, per tirchieria o per sciatteria o per menefreghismo» di ritornare dalla spedizione a mani vuote); come mettere assieme un team o aggregarsi a un team preesistente; come scegliere la destinazione (tanto l'Entità DXCC quanto il luogo - «albergo, guest house, lodge o semplice capanna» - dove vivere e operare); come responsabilizzare e mettere le cose in chiaro con i componenti della spedizione (uomo avvisato con quel che segue); come informare la comunità DX internazionale e tenerla aggiornata durante lo svolgimento della spedizione.

 

E ancora come scegliere il materiale tecnico (radio, antenne, cavi, alimentatori, filtri, amplificatori, accessori vari), confrontandosi con gli altri operatori («cercate di non commettere errori rifiutando a priori i consigli di alcuni membri del team, solo perché vi siete intestarditi su determinate scelte») e tenendo sempre presenti le caratteristiche del luogo che vi ospiterà e gli obiettivi che vi porrete in termini di QSO, modi e bande; cosa portarvi appresso come abbigliamento (all'elenco aggiungerei una camicia a mani-che lunghe, fondamentale per proteggersi dalle scottature se si devono montare le an-tenne sotto il sole a picco) e come medicinali (scordarseli «sarebbe soltanto un'emerita stupidaggine») e, raggiunta la meta, come affrontare i controlli doganali: con santa pazienza sempre, in certi Paesi anche con «una manciatina di dollari o di euro» e - in caso di necessità impellente - «qualche strillo nella nostra amabile lingua italiana», ma senza eccedere.

E, giunti al dunque, come organizzare le squadre di lavoro, quelle esterne per il montaggio delle antenne e quelle interne per l'installazione delle stazioni con annessi e connessi; come farsi amico il personale dell'albergo («con diplomazia e, soprattutto, senza arroganza»); come comportarsi una volta entrati nel frullatore del pile-up, ovvero nella fase calda della spedizione: «niente ossessione da rate» (no, non si riferisce al mutuo), «perché non state facendo un con-test», ma «l'ossessione della professionalità e della correttezza nel modus operandi quella sì», laddove per professionalità s'intende anche la capacità di saper ascoltare gli altri operatori, instaurare proficui rapporti umani con benefiche ricadute in termini di produttività e - in ultima analisi - prendere decisioni e fare scelte ponderate.

Che alla fine della fiera si potrebbero rivelare non del tutto azzeccate, ma gli errori servono per migliorarsi e non commetterne altri in futuro.

Tutto ciò, e molto altro ancora, è narrato con una scrittura agile e gustosa, ed è non solo condito, ma direi nutrito dai ricordi per-sonali, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello umano. Per esempio, il racconto dell'invisibile dipartita di un fusibile (celato in una "ciabatta" multipresa, rischiò di compromettere seriamente le operazioni di TJ9PF, Febbraio 2011) offre lo spunto per sottolineare l'importanza di portare con sé scorte abbondanti di tali dispositivi. Oppure la storia del manutentore dell'hotel vietnamita, che conferisce un significato più profondo e per certi versi più appagante a tutto "l'ambaradan" di una DXpedition (nella fattispecie 3W3MD, Novembre 2015). Ricevuto in dono il wattmetro per il quale aveva palesato irresistibile attrazione, «ha continuato ad abbracciarmi anche mentre salivamo sul pullman diretto all'aeroporto», scrive Gabriele. «Piangendo le lacrime che può piangere ad un addio, un parente stretto. Così, davanti a scene come queste, anche se durante la DXpedition ti sei abbrutito di stanchezza, ti sei inzuppato di pioggia, e un bel po' di cose ti sono magari andate storte, ecco che tutto magicamente scomparirà, stemperandosi in un sorriso che ti farà sussurrare a te stesso che in fondo ne è valsa e ne varrà la pena. Sempre».

Mauro Pregliasco, I1JQJ