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A un anno dall'insediamento,
Gianluca Mazzini, IK4LZH

Siamo arrivati al primo anno dall’insediamento di questo Consiglio Direttivo Nazionale. Un anno certamente non semplice. E, devo dirlo con sincerità, anche abbastanza diverso da come me lo ero immaginato. Pensavo che avremmo potuto concentrare molte energie sull’innovazione, sulle novità, su nuovi progetti, muovendoci in uno scenario consolidato e relativamente ordinato. Invece ci siamo trovati, molto più spesso, a doverci occupare della gestione quotidiana, dell’ordinario, delle pendenze, delle urgenze, delle tante piccole e grandi cose che permettono all’Associazione di funzionare.
Credo sia giusto parlarne. Anzi, credo sia doveroso.
Perché siamo volontari. Tutti noi prendiamo le attività del CDN per quello che sono: un servizio reso all’Associazione, accanto al nostro lavoro, ai nostri affetti, alle nostre famiglie, alle nostre attività personali. E accanto alla nostra passione, che resta prima di tutto la radio. Prima dell’associazionismo, prima della gestione, prima delle carte, delle email, dei verbali, dei conti, delle scadenze.
La radio è il motivo per cui siamo qui.
Con questa premessa, è doveroso parlare anche delle ragazze e dei ragazzi di ARI. Sono splendidi. E se molte cose funzionano, funzionano grazie a loro.
Un tempo erano molti di più. Poi, con gli anni, il numero delle persone operative è diminuito, per motivi diversi, non sempre facili da capire fino in fondo. Anche quando, nelle gestioni precedenti, si è cercato di rafforzare la struttura, non è stato semplice riuscirci. Non per disattenzione, ma per oggettiva complessità.
In questo anno, poco alla volta, ciascuno di noi del Direttivo ha preso “a braccetto” una o più persone della struttura, secondo le competenze naturali, le necessità, le urgenze.
Rossana è favolosa. La prima cosa che mi disse fu che aveva mediamente seicento email al mese arretrate e che la sua vita lavorativa era diventata rincorrerle. Quando, con Alessio, siamo passati dalle email ai QTC, dopo un po’ Rossana ci ha ringraziati: le seicento email erano diventate seicento QTC. Sempre tante, certo, ma almeno più ordinate, più tracciabili, più gestibili. Rossana è la regina delle associature, dei soci, della storia dei soci. Conosce situazioni, percorsi, dettagli che spesso nessun sistema informatico riesce a restituire con la stessa precisione. Rossana si riferisce principalmente a me.
Poi c’è Lino. Che, a Milano, bisogna per forza chiamare “il Lino”. Si occupa di tutta la parte relativa alle cartoline. Abbiamo due bureau da coordinare, posta che arriva e posta che parte. E abbiamo anche un servizio postale che funziona come può, a volte con ritardi difficili da giustificare. Noi paghiamo un servizio, cerchiamo di migliorarlo, sollecitiamo, controlliamo. Ma alla fine il socio attende che RadioRivista o le cartoline gli arrivino. E, giustamente, poco gli importa di cosa ci sia dietro. Lino collabora e si riferisce principalmente a me.
Poi abbiamo Debora. A volte è persino difficile capire se RadioRivista sia Debora o se Debora sia RadioRivista. Debora si riferisce principalmente ad Alberto, il Direttore di RadioRivista, e ci insegue per gli editoriali, per le liste dei soci, per i verbali, per chiudere la rivista. Noi spesso siamo indisciplinati, arriviamo lunghi, corriamo. Ma alla fine la rivista si completa sempre in tempo. Anche e soprattutto grazie a lei. La consegna allo stampatore è sempre nei tempi corretti, quella ai soci da parte delle Poste purtroppo un po’ meno, ma qui intervengono aziende esterne su cui non abbiamo molto controllo.
Luana, per anni, si è occupata dei soci. Avendo però una buona competenza sul fronte contabile, da quest’anno è diventata la nostra contabile, anche perché non c’è più chi, in altre gestioni e in altri anni, svolgeva questa funzione. Luana si riferisce principalmente ad Alessio, che è il Tesoriere. Luana ha portato nella contabilità anche la pazienza di chi per anni ha seguito i soci: conosce le persone, capisce le situazioni, e questo aiuta molto anche quando i numeri sembrano solo numeri.
Nel luglio 2025 abbiamo ereditato l’intera gestione dell’anno in corso e abbiamo corso per mesi. Oggi siamo messi un po’ meglio, ma resta sempre una corsa.
Basti pensare alla gestione dei rinnovi. I soci pagano tramite PayPal, bollettino postale, bonifico bancario. Spesso inseriscono importi non corretti, a volte non indicano chiaramente chi sono, talvolta usano strumenti intestati a parenti o amici. In certi casi è una vera caccia al tesoro.
A questo si aggiungono i pagamenti tramite le Sezioni, con le relative reversali. Le Sezioni sono mediamente brave e collaborative, ma non sempre possono essere puntuali. Abbiamo provato a introdurre qualche strumento per aiutarle, ma qui il grande vincolo è non essere troppo invasivi. È importante mantenere il rapporto naturale tra soci e Sezioni. I soci sono soci di ARI, certo, ma prima di tutto vedono – e credo sia giusto che continuino a vedere – la Sezione come la loro interfaccia naturale.
Una volta avevamo anche una minima attività commerciale. A conti fatti, però, faticava a coprire i costi, e riattivarla oggi significherebbe togliere un’altra risorsa alla gestione ordinaria.
Stefania, infatti, si sta occupando di gestire una parte rilevante del rapporto con i soci tramite QTC, oltre alla pubblicità di RadioRivista e al sito. È una di quelle presenze silenziose, ma decisive. La si vede meno, forse, ma spesso è proprio lì dove il socio incontra concretamente l’Associazione: nei QTC, nelle risposte, nel sito, nella pubblicità di RadioRivista. Tiene insieme pezzi diversi, spesso poco visibili, ma indispensabili. Stefania si riferisce principalmente a Cristian.
Abbiamo abbastanza persone? Assolutamente no. Non ne abbiamo abbastanza. Ma facciamo tutto il possibile.
La soluzione, però, non sembra essere semplicemente assumere altre persone. La vera strada è rendere i processi più digitali, più automatici, più autonomi. Sono diversi Direttivi che ragionano su questo fronte. E ogni volta che una strada sembra identificata, emergono difficoltà oggettive che ne impediscono l’introduzione massiva.
Per questo motivo stiamo provando un approccio diverso. Un approccio che parte dal basso, che mantiene il controllo del codice e delle modifiche, che consente all’Associazione, anche con l’aiuto di alcuni soci, di migliorare, migrare, mitigare, modificare. In altre parole: non dipendere completamente dall’esterno, non subire strumenti rigidi, ma costruire soluzioni compatibili con le nostre reali possibilità.
Lo sforzo di semplificazione riguarda anche Ediradio. Ha senso mantenere una società solo nostra, che non svolge una vera attività, che non ha possibilità concreta di fare business, e nella quale le uniche operazioni sono sostanzialmente partite di giro? Evidentemente no. Il tema reale, che ha richiesto giorni e risorse intellettuali, non è stato se chiuderla, ma come farlo nel modo corretto. Anche su questo, come su molte altre questioni di questo anno complesso, abbiamo ragionato a lungo.
Il rapporto con i soci e con le Sezioni è un altro punto centrale. Spesso qualcuno vorrebbe più presenza, più immediatezza, più risposte, più disponibilità. È comprensibile. Ma con meno persone, più adempimenti, più vincoli e un mondo amministrativo sempre più complesso, non tutto è fattibile nei tempi che vorremmo.
Questo non significa accontentarsi. Al contrario: dobbiamo fare sempre di più e sempre meglio. Ed è ciò su cui stiamo lavorando.
Se ci confrontiamo con lo scorso anno, pur con minori risorse e con molte difficoltà gestionali, abbiamo superato i 12.000 soci e siamo oltre duecento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un dato importante. Non risolve i problemi, ma ci dice che l’Associazione è viva, che c’è fiducia, che il lavoro fatto viene percepito, che la radio continua a essere una passione capace di unire.
Questo primo anno ci ha insegnato molto. Ci ha ricordato che innovare non significa soltanto immaginare il nuovo, ma spesso mettere ordine nell’esistente. Che semplificare è difficile, ma necessario. Che dietro ogni servizio ci sono persone, tempo, fatica, responsabilità. Che l’ARI non è una struttura astratta: è fatta di soci, Sezioni, volontari, collaboratori, consiglieri, passioni e limiti umani.
E proprio per questo va custodita.
Con pazienza, con realismo, con trasparenza. Ma anche con entusiasmo.
Perché, alla fine, tutto parte ancora da lì: dalla radio.
*Segretario Generale dell’ARI
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