Meteorologia Associativa
Luciano Blasi, I0JBL

Mentre ci avviciniamo a grandi passi verso il Centenario della nostra gloriosa Associazione dobbiamo tenere sotto controllo una nuova scienza che, nonostante diciotto anni passati tra scuola e università, io non conoscevo: la Meteorologia Associativa. Ho avuto la fortuna in questi cinquantadue anni spesi dentro al glorioso sodalizio di aver conosciuto gran parte del Pantheon dell’ARI, penso che dei grandi personaggi che si sono nel tempo avvicendati nel ruolo di riferimento culturale mi manchino Guglielmo Marconi in persona e forse altri due o tre.
Però consentitemi un passo indietro. Io qualche rudimento di meteorologia, quella vera, ce l’ho avuta sin da piccolo. Al paese dove ho passato i primi anni della mia vita, sulle pendici dell’Amiata, c’era un detto che suonava più o meno così:” Quando è nuvolo verso Siena, tutti i fossi hanno la piena. Quando è nuvolo alla montagna, piglia la zappa e va in campagna”. Rudimento semplice, senza bisogno di algoritmi, che può essere facilmente sintetizzato nel guardare fuori dalla finestra per capire che aria tira. Poi sono cresciuto e sono approdato in altri contesti in cui il meteo era una cosa seria perché dal meteo dipendeva se far partire un aereo con una sessantina di persone a bordo oppure no, se far partire un elicottero per un campo remoto o farlo tornare indietro al più presto. Preciso subito che non ero io che decidevo l’interpretazione delle mappe satellitari, ero solo quello che doveva organizzare le conseguenze di quello che quelle mappe raccontavano e che significavano un mancato volo o un mancato recupero con tutto ciò che questo comportava.
Ma torniamo alla Meteorologia Associativa che, come si fa nelle pubblicazioni scientifiche, da ora in avanti, definiremo semplicemente MA, e cosa c’entra sempre con il glorioso sodalizio? Andiamo per ordine. Innanzitutto, la MA come quella reale ha bisogno di una rete vasta di sensori distribuiti sul territorio. Più è vasta la rete, più accurati saranno i riporti. Alcuni avvengono in maniera automatica, vieni chiamato o sollecitato attraverso i normali canali che nell’epoca social si sono moltiplicati a dismisura, per segnalarti una determinata situazione locale, a volte invece semiautomatici, nel senso che sei tu che provvedi ad informarti sulle situazioni locali sollecitandole o orientandole. Capite bene che la metodica non è immune da possibili errori perché la previsione di quello che andrà ad accadere sarà vincolata alla bontà delle informazioni date o ricevute. Nella MA c’è poi una ulteriore complicazione. Spesso le informazioni hanno dei riferimenti che si perdono nella notte dei tempi perché non sono riferite a situazioni del “qui e adesso” ma parlano con cose decise, ma più spesso non decise, anni orsono e del quale solo alcuni sono a conoscenza. Sono i sacerdoti della MA che meriteranno un capitolo a parte.
La mia MA, che sto affinando in questo momento e nel quale sono ancora un assoluto dilettante, in fin dei conti sono appena passati i fatidici cento giorni, è basata sul combinato disposto dei due metodi, empirico e scientifico ma fa ancora parecchia acqua. Da una parte mi si dice che i sensori misurano divisione, disagio e allarme, mentre i miei denunciano inerzia e distacco. Nel frattempo, mi è capitato di presiedere una AGO, nulla a che fare con il mitico Giacomo Agostini, ma più semplicemente una Assemblea Generale Ordinaria nella quale, grazie al Nostro Statuto, verso il quale rispettosamente mi genufletto, i voti di una minoranza di soci ha penalizzato significativamente l’Associazione, superando i voti della maggioranza. Impossibile?
Mi duole dirvi che non conoscete lo Statuto. In altri ambienti, la butto li, come il terzo settore, questa potrebbe essere definita una anomalia climatica, almeno che anche in questo caso si sia fatto riferimento sull’analisi di un imminente riscaldamento globale, mentre i miei sensori parlavano di una imminente glaciazione. E due fenomeni così antitetici non possono essere giudicati come si farebbe in un regolamento di conti tra bande rivali nel buio di un vicolo. Tanto più che si trattava, anche qui, di una cosa più recente, ma ormai passata e riferibile forse ad un momento più lieto ma non certo di questo CDN. Ma tant’è. Chi so io, che adesso sta in cielo e al quale hanno pure intitolato una Base, mi avrebbe detto “Sei appena arrivato e già vuoi capire tutto?” Hai ragione Capo, intanto vado su in Sala Operativa e vado a vedere cosa dice la MA ma non vorrei che anche noi assumessimo l’abitudine di fare come gli uffici “risorse umane” delle grandi aziende che abitualmente sono molto abili a risolvere soltanto i problemi che si risolvono da soli, rivendicandone a valle i successi ottenuti. A oggi però, ancora non è dato sapere se domani si vola oppure no.
*Vice Presidente dell’ARI