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PostHeaderIcon L'ARI e la telegrafia patrimonio UNESCO

Grazie, grazie e ancora grazie a tutti i lettori da parte della Redazione di RR per i molti messaggi di apprezzamento che giungono sia per la "nuova" Rivista, sia, in particolare, per la Rubrica curata dal "nostro" IZ2FME, l'Avvocato Michele Carlone, impegnato ad affrontare le molteplici implicazioni giuridiche e legali che in cui l'attività radiantistica può trovarsi coinvolta. Continuate a scrivere alla Redazione o direttamente a Michele sottoponendogli i vostri quesiti, o semplicemente, per avere delucidazioni su argomenti "spinosi" o sui quali ritenete opportuno che il nostro Avvocato possa indagare.

Buoni DX e 73 dalla Redazione.

Ed eccoci all'argomento della puntata di questo mese:


Domanda: "Ciao Michele IZ2FME e prima di tutto, come si dice… complimenti per la Vostra nuova rubrica. Non ho un quesito specifico da sottoporTi (per mia fortuna, nel Condominio dove abito, tutto è tranquillo). Vorrei invece, se Ti è possibile, che Tu mi delucidassi sulla questione "Telegrafia patrimonio UNESCO"; ho letto vari articoli sul web, ma non sono riuscito a capire "a che punto siamo" in Italia: chi meglio di Te - referente ARI UNESCO - può spiegarmi lo stato dell'arte? Grazie anche per i QSO in cw (QSL via bureau), 73 cordialissimi! Francesco.

Risposta: "Carissimo, grazie per questa Tua e-mail che mi dà l'opportunità di fare anche un po' un "resoconto" del lavoro che è stato fatto dall'ARI in questi due anni, un'attività di studio, di confronto con i referenti delle Associazioni "sorelle" IARU ed un'indagine direi … esplorativa presso gli Organi della P.A. Fra l'altro, è recente (23.02.2023) la comunicazione con la quale Oliver Tabakovski - Z32TO, Presidente della Regione 1 della IARU, ha evidenziato la necessità che tutti gli Organismi IARU si coordino per l'inserimento della telegrafia nell'elenco dei beni immateriali che costituiscono il Patrimonio UNESCO. In questa lettera, Z32TO ricorda che la IARU è un'organizzazione fondata nel 1925 che raggruppa le 170 maggiori Associazioni nazionali di radioamatori; il servizio radioamatoriale è regolamentato dalla ITU che è un'Agenzia specializzata dell'ONU. Scrive Oliver che all'inizio del XX Secolo, i servizi marittimi e radioamatoriali furono i primi "pionieri" del wireless attraverso l'uso sistematico del codice Morse che, per molti decenni in precedenza fu utilizzato per la "comunicazione su rete fissa" dell'epoca (id est: telegrafia Vs. radio-telegrafia). Dopo il 1999 l'ITU ha decretato la fine dell'uso della telegrafia e della radiotelegrafia in codice Morse per i servizi di comunicazione di tipo professionale o commerciale, "…  ma questa modalità di rice - trasmissione continua ad essere ampiamente utilizzata dai radioamatori su base volontaria. La conoscenza e l'abilità di comunicare attraverso l'uso del codice Morse, diventato uno standard internazionale sin dal lontano 1865, rischia di scomparire…", scrive ancora Z32TO, ed è per questa ragione che i membri della IARU intendono favorire l'uso del Codice ed il suo insegnamento ed utilizzo negli anni futuri e non soltanto perché il Morse "…è una forma di comunicazione radio molto efficiente per trasmissioni a bassa potenza, ma anche per salvaguardare questo Patrimonio Culturale Immateriale per le generazioni future…" (peraltro, il codice Morse è ancora in uso da parte degli eserciti di molti Paesi del mondo, nell'Aviazione Civile e nei Paesi dell'Est è addirittura insegnato nelle scuole come attività sportiva). Va anche ricordato che più di 10 anni fa, a Sun City, in sede di conferenza IARU Region 1 fu adottata la raccomandazione SC11 C3 Rec 16 finalizzata ad ottenere l'inserimento del Morse nel Patrimonio UNESCO; vennero in seguito adottati altri atti dalla IARU (le raccomandazioni LA17 C3 Rec 28 e NS20 C3 Rec 06). Qualche anno fa, inoltre, la IARU, per mano di Don Beattie, scrisse anche un'accorata lettera all'UNESCO, che però ben si guardò dal rispondere. Solo per Germania, Paesi Bassi e Belgio è stato possibile ottenere il riconoscimento nazionale del Codice quale "candidato" UNESCO. Cerchiamo però di capire più da vicino di cosa si tratta e quali sono gli step da intraprendere. Va anzitutto tenuto presente che il Patrimonio Culturale non è costituito soltanto (come spesso impropriamente si pensa) dai luoghi, monumenti o collezioni di oggetti, ma anche dalle tradizioni "vive" trasmesse via via nel corso del tempo, entro determinati contesti sociali, culturali e geografici (si pensi alle espressioni orali, incluso il linguaggio, alle arti dello spettacolo, alle pratiche sociali, ai riti, alle feste, etc. …). Si tratta quindi di elementi finalizzati al mantenimento della diversità culturale, specie in periodi di… "globalizzazione": l'importanza di questo patrimonio "non scritto" risiede non tanto nella manifestazione culturale in sé e per sé, quanto piuttosto nella "ricchezza di conoscenza e competenze" che vengono trasmesse da una generazione all'altra e che, in assenza di una specifica tutela (che possa anche far da "cassa di risonanza" a livello mediatico), potrebbero scomparire con lo scorrere del tempo. L'UNESCO si propone di favorire la trasmissione del patrimonio culturale fra le generazioni: per questo, nel 2003 è stata adottata la Convenzione internazionale per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ratificata dall'Italia quattro anni dopo: essa prevede procedure per l'identificazione, la documentazione, la tutela, la protezione, la promozione e la valorizzazione del bene culturale immateriale. Fra i vari elenchi di beni tutelati vi è anche la "Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale immateriale": si tratta di un'unica Lista a livello mondiale e non della sommatoria "aritmetica" di tante, separate "liste" nazionali. L'elemento candidabile dev'essere un bene non necessariamente "universale"; deve essere invece rappresentativo della diversità e della creatività umana e, come tale: 1) deve essere trasmesso da generazione in generazione; 2) deve essere costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in stretta correlazione con l'ambiente circostante e con la sua storia; 3) deve permettere alle comunità, ai gruppi ed ai singoli, di elaborare il senso di appartenenza sociale e culturale; 4) deve promuovere il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana; 5) infine, deve "saper" promuovere il rispetto dei diritti umani. La IARU e l'ARI in particolare, una fra le Associazioni più attenta da sempre a queste tematiche, credono che occorra ogni sforzo per sensibilizzare quantomeno gli Organi Statali interni su questo fronte in difesa della radiotelegrafia e del codice Morse come valore fondante la stessa e più profonda natura del radioamatore, oggi forse più ancora di ieri. Appare tuttavia non facile "motivare" l'inclusione della telegrafia nella Lista (nazionale), quantomeno con riferimento ai punti sub 3, 4 e 5. L'UNESCO ha sino ad oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale 549 elementi in 127 diversi Paesi del mondo. Pensate che i beni italiani iscritti nella Lista sono 12, fra i quali l'Opera dei Pupi siciliani, il Canto a tenore sardo, il Saper fare liutario di Cremona e la Dieta mediterranea, elemento "transnazionale". Ed è allora curioso il fatto che l'UNESCO - come già ricordato - non abbia mai nemmeno preso in considerazione di riconoscere la telegrafia come bene tutelabile: Germania, Belgio e Olanda si sono limitati a rilasciare altrettanti pareri favorevoli per una eventuale sua candidatura. Per "candidare" un bene si deve allora compilare l'apposito formulario (scaricabile dal sito UNESCO) e procedere al suo invio alla Commissione Nazionale Unesco, che procede ad inoltrare la domanda al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per una valutazione preliminare di merito e per il successivo perfezionamento del dossier di candidatura, che può richiedere anche tempi molto lunghi, soprattutto per quanto riguarda la procedura di inventariazione dell'elemento (vi è però ampia discrezionalità da parte della Commissione sulla "cernita" dei beni da candidare, senza alcun automatismo). Il Consiglio Direttivo della Commissione, entro il 20 marzo seleziona la candidatura da presentare entro il 31 marzo a Parigi, presso il Segretariato dell'Intergovernmental Committee for the safeguarding of the intangible cultural heritage, per l'iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale immateriale. Il Segretariato, entro il 30 giugno successivo avvia l'esame formale del dossier, dando tempo fino al 30 settembre per integrare la documentazione mancante o non idonea; la fase successiva prevede, entro il mese di dicembre, l'esame delle candidature da parte dell'Organo di Valutazione che, successivamente, tra aprile e giugno emana la decisione finale, rendendola nota almeno 4 settimane prima della riunione annuale del Comitato Intergovernativo: nel corso di questa riunione annuale, che si tiene, generalmente, tra novembre e dicembre, il Comitato valuta le proposte ed assume le decisioni finali, iscrivendo o respingendo gli elementi candidati. Le "candidature" trasmesse alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'UNESCO o direttamente ai Segretariati delle Convenzioni e dei Programmi UNESCO senza l'osservanza di questa (complessa e lunga) procedura, vengono … cestinate. Cosa fare allora? Tenuto conto dei molto … "tiepidi" riscontri che l'ARI ha incontrato sin dai primi approcci con la P.A. volti a verificare preliminarmente l'eventuale "candidabilità" della telegrafia/codice Morse quale bene UNESCO, le singole Sezioni interessate potrebbero avviare una serie di iniziative a livello locale e nazionale per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, sotto il coordinamento del referente dell'Associazione; si potrebbe anche pensare - ad esempio - di scrivere tante e-mail contenenti un testo concordato - all'Ufficio che si occupa di questa materia: Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale - 2003, vedi https://www.unesco.beniculturali.it/struttura/) e magari organizzare un momento di riflessione sul tema presso qualche trasmissione televisiva nazionale. Insomma… la strada perché la telegrafia sia riconosciuta quale bene UNESCO è ancora lunga, perché non è facile trovare le giuste "strade" da percorrere, pur con tutta la buona volontà e la passione possibili. Ti invio cari 73 e grazie per i QSO (QSL via Bureau!).